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Maria Chindamo, memoria e libertà: Casalgrande incontra il fratello Vincenzo

A “Semi di legalità” il racconto della famiglia e del riscatto di un territorio. Il sindaco Daviddi: «Non lasciamo sole le persone che in quel momento sono più deboli»

Data :

29 ottobre 2026

Categorie:
Comune
Maria Chindamo, memoria e libertà: Casalgrande incontra il fratello Vincenzo
Municipium

Descrizione

Che cosa può cambiare, nella vita di una comunità, dopo aver conosciuto la storia di Maria Chindamo? È la domanda che Vincenzo Chindamo ha lasciato ai cittadini intervenuti mercoledì 28 ottobre nella Sala espositiva Gino Strada, durante l’incontro del percorso “Semi di legalità” promosso dal Comune di Casalgrande.

Una serata di ascolto e confronto che ha restituito spazio alla vita di Maria, alla sua libertà e alla determinazione della famiglia nel chiedere verità e giustizia. Il racconto ha intrecciato il contrasto alla cultura mafiosa con una riflessione sulla violenza contro le donne, sul controllo delle scelte personali e sulla responsabilità delle istituzioni.

All’incontro hanno partecipato il sindaco Giuseppe Daviddi, gli assessori Marco Cassinadri, Domenico Vacondio e Graziella Tosi, il consigliere comunale Giancarlo Bolondi, rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia Locale dell’Unione Tresinaro Secchia, insieme ai cittadini presenti.

Ricordare Maria attraverso la sua vita

Imprenditrice agricola calabrese e madre di tre figli, Maria Chindamo scomparve il 6 maggio 2016 davanti alla propria azienda a Limbadi, in provincia di Vibo Valentia.

Attraverso i ricordi del fratello è emersa la persona: una donna determinata, impegnata nel proprio lavoro e desiderosa di scegliere liberamente del proprio futuro. Vincenzo ha ripercorso le pressioni e le ostilità incontrate dalla sorella, raccontando il dolore della scomparsa e il lungo cammino della famiglia nella ricerca della verità.

Il diritto di decidere della propria vita è stato al centro anche del saluto iniziale del sindaco Daviddi: «Il diritto delle donne, il diritto delle persone di poter decidere della propria vita: devono essere libere di farlo, di stare con una persona, di non starci più, di fare un lavoro piuttosto che un altro».

Nel corso della serata è stato ricordato che l’accertamento delle responsabilità è ancora oggetto di procedimenti giudiziari. Al centro dell’incontro è rimasto il diritto di ogni persona a vivere senza intimidazioni, possesso e sopraffazione.

La scelta di crescere senza odio

Tra i passaggi più significativi, il racconto dei figli di Maria, cresciuti nella famiglia dello zio dopo aver perso entrambi i genitori.

«Non c’è un manuale da seguire», ha raccontato Vincenzo, parlando delle difficoltà di accompagnarli nella crescita e delle scelte affrontate giorno dopo giorno. «Sono riuscito a non farli contagiare dall’odio».

Ha raccontato che due di loro prestano servizio nell’Aeronautica Militare, mentre la figlia studia Giurisprudenza e desidera diventare magistrato. Scelte che testimoniano la fiducia nelle istituzioni coltivata dalla famiglia, pur nella sofferenza e nell’attesa di risposte.

Una fiducia che accompagna anche la determinazione di Vincenzo a proseguire il proprio impegno, senza nascondere la fatica e le paure: «Io continuerò. Sono sfiancato e stanco: dieci anni in cui la mia vita è cambiata, inevitabilmente».

Le terre di Maria e la risposta della comunità

Il racconto ha dato spazio anche alla reazione del territorio. Il luogo della scomparsa è diventato negli anni un punto d’incontro per studenti, associazioni, cittadini e rappresentanti delle istituzioni.

Vincenzo ha descritto le iniziative che ogni 6 maggio riportano davanti al cancello dell’azienda musica, colori e partecipazione: «Si vedono tanti cartelloni colorati, tanti bambini festosi, tanta musica, arte, teatro».

Un impegno che mantiene viva la memoria di Maria e sostiene la volontà di custodire le sue terre fuori dal controllo criminale. In questo percorso Vincenzo ha ricordato il rapporto con il gruppo cooperativo GOEL e il valore della collaborazione nel sostenere l’attività agricola.

«Da luogo di morte è diventato un luogo d’incontro», ha sottolineato, raccontando la presenza degli studenti e delle persone che continuano a raggiungere quel cancello. Una risposta collettiva che restituisce al luogo una possibilità di futuro e continua il percorso di libertà di Maria.

Daviddi e il dovere di riconoscere i segnali

Nell’intervento conclusivo il sindaco Giuseppe Daviddi ha richiamato la necessità di riconoscere i segnali di controllo e sopraffazione e di assumersi la responsabilità di intervenire.

«Quante Marie oggi ci sono in Italia e nel mondo che stanno soffrendo quella sottomissione, che non hanno il coraggio di ribellarsi o che hanno il coraggio di ribellarsi ma subiscono le stesse angherie che ha subito Maria?», ha domandato.

Una riflessione rivolta anche a chi ricopre incarichi pubblici: «Chi ha il compito di amministrare, di governare, deve reagire, deve muoversi, deve fare qualche cosa».

Daviddi ha espresso apprezzamento per il coraggio di Vincenzo e ribadito il sostegno della comunità al suo impegno. Ha inoltre richiamato il valore della vicinanza quotidiana: «Non lasciamo sole le persone che in quel momento sono più deboli».

Il suo invito è stato quello di tradurre quanto ascoltato in attenzione verso le persone, capacità di riconoscere le difficoltà e contrasto alla cultura del possesso.

Il valore di una testimonianza si misura nel cambiamento

Vincenzo ha infine raccontato come un precedente incontro abbia aiutato una giovane a riconoscere una situazione di violenza e a chiedere sostegno per uscirne.

«Una persona: forse sono riuscito a seminare qualcosina», ha ricordato, spiegando il significato che quell’esperienza ha assunto nel suo percorso.

Da qui una riflessione sul valore degli incontri: la loro efficacia si riconosce anche nella possibilità che una singola persona trovi il coraggio di chiedere aiuto o di cambiare il proprio comportamento.

«Non importa se siamo tanti», ha sottolineato Vincenzo, prima di tornare alla domanda affidata ai presenti: «Quanto, cosa, quando questa storia, accolta nella vostra memoria, nei vostri cuori, potrà cambiare qualche cosa nel mondo che vi circonda?».

Un interrogativo per il quale non ha chiesto una risposta immediata, invitando ciascuno a maturarla nei propri tempi e attraverso le proprie scelte.

Un percorso di conoscenza e responsabilità

Aprendo la serata, l’assessore alla Legalità Marco Cassinadri ha ricordato il valore della presenza della comunità accanto a chi porta una testimonianza così impegnativa. Ha ringraziato Rosa Frammartino per il contributo alla proposta di incontri e occasioni di approfondimento e le forze dell’ordine per la partecipazione.

L’iniziativa, realizzata con il patrocinio di Avviso Pubblico e Rete Comuni Mafia Free, prosegue il percorso “Semi di legalità”: occasioni per conoscere i fenomeni mafiosi, ascoltare chi ne ha subito la violenza e rafforzare la responsabilità di cittadini e istituzioni.

 
 
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Ultimo aggiornamento: 29 ottobre 2026, 10:27

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