Descrizione
In occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, Casalgrande ha reso omaggio ai propri Caduti, rinnovando la riconoscenza alle donne e agli uomini che prestano servizio per la Repubblica.
Alla commemorazione del 4 novembre 2026 hanno partecipato le autorità civili, militari e religiose, gli Assessori e i Consiglieri comunali di maggioranza e opposizione, le associazioni combattentistiche e d’Arma, le realtà del volontariato e le cittadine e i cittadini. Presenti anche le ragazze e i ragazzi delle classi 3ª B, 3ª D e 3ª E della scuola secondaria di primo grado “L. Spallanzani”, accompagnati dai loro insegnanti.
Durante la cerimonia, il Sindaco, accompagnato dalle autorità presenti, ha reso omaggio ai Caduti con la deposizione di corone di fiori presso l’obelisco di Piazza Martiri, il Monumento ai Caduti, il monumento dell’Associazione Nazionale Carabinieri e quello dedicato ai casalgrandesi morti nella Prima guerra mondiale.
Don Carlo Castellini, parroco della parrocchia “Maria, Regina della Pace” di Casalgrande, ha accompagnato la benedizione con una preghiera per tutte le vittime delle guerre e per quanti hanno perso la vita al servizio degli altri, anche in tempo di pace. Un richiamo a custodire la libertà, a essere vicini a chi soffre e a rinnovare ogni giorno l’impegno per la giustizia, la concordia tra i popoli e la pace, raccogliendo anche il desiderio di bene delle giovani generazioni.
Nel suo intervento, il Sindaco Giuseppe Daviddi ha richiamato il significato della memoria come responsabilità verso il presente e il futuro, soffermandosi sul valore della pace, sul ruolo della diplomazia e sui principi della Costituzione. Ha inoltre sottolineato come la sicurezza di un Paese comprenda la possibilità di curarsi, vivere dignitosamente e ricevere sostegno nelle difficoltà.
Un ricordo commosso è stato rivolto ai quattro militari italiani che hanno perso la vita nel recente incidente in elicottero in Bosnia-Erzegovina.
Agli studenti il Sindaco ha affidato un invito a vivere ogni giorno i valori costituzionali, attraverso il dialogo, il rispetto e la solidarietà.
Il discorso integrale del Sindaco Giuseppe Daviddi
Pubblichiamo di seguito il testo integrale dell’intervento.
"Autorità civili, militari e religiose, un saluto particolare a Don Carlo e Don Claudio, alle Associazioni combattentistiche e d'Arma, agli Alpini, all'Associazione Nazionale Carabinieri, ai volontari della VOS e del Campanone, a tutte le associazioni presenti, cittadine e cittadini di Casalgrande,
un saluto speciale alle ragazze e ai ragazzi delle classi 3ª B, 3ª D e 3ª E della scuola secondaria di primo grado “L. Spallanzani”, accompagnati dai loro insegnanti.
La vostra presenza è particolarmente importante, perché questa giornata non riguarda soltanto il nostro passato, ma soprattutto il futuro che voi sarete chiamati a costruire.
Il 4 novembre 1918 terminava per l'Italia la Prima guerra mondiale, che costò la vita a oltre seicentomila italiani. Tra loro anche giovani della nostra Casalgrande, i cui nomi sono incisi su questa lapide.
Erano ragazzi con famiglie, affetti e sogni. Giovani che avevano davanti una vita intera e che quella vita non hanno potuto viverla.
Oggi siamo qui per onorarli, ma anche per chiederci che cosa abbiamo imparato dal loro sacrificio.
Perché ricordare significa assumersi la responsabilità di non ripetere gli errori del passato.
La Prima guerra mondiale fu preceduta da rivalità economiche, nazionalismi e da una crescente corsa agli armamenti.
Ogni potenza voleva essere più forte delle altre. Ogni Stato si armava per sentirsi più sicuro, alimentando però nuove paure e nuove tensioni.
Una spirale che contribuì alla tragedia del 1914.
E allora mi domando: possibile che, dopo oltre cent'anni, non abbiamo ancora imparato questa lezione?
In questi mesi arrivano dalla Germania notizie che dovrebbero farci riflettere.
Si stanno sviluppando progetti per riconvertire stabilimenti dell'industria automobilistica verso produzioni militari. È il caso dello stabilimento Volkswagen di Osnabrück, per il quale si prospetta una trasformazione, e di uno stabilimento Rheinmetall a Berlino, interessato dal passaggio dalla componentistica automobilistica alla produzione di munizioni.
Comprendo la necessità di tutelare il lavoro e salvaguardare le imprese.
Ma dobbiamo davvero convincerci che, per garantire un futuro alle nostre industrie, sia necessario produrre sempre più armi?
Non potremmo utilizzare quelle stesse competenze nella ricerca, nell'energia, nella tutela dell'ambiente e nelle tecnologie che migliorano la vita delle persone?
E c'è un'altra domanda che non possiamo evitare.
Che cosa accade quando la produzione di armamenti diventa un settore economico dal quale dipendono investimenti, fatturati e profitti sempre maggiori?
Ogni industria produce per vendere. E quando crescono gli interessi economici legati alla vendita di armi, cresce anche il rischio che le tensioni internazionali diventino occasioni di profitto.
Non significa che chi produce armi desideri necessariamente la guerra, ma dobbiamo interrogarci su questo pericolo.
Perché la pace non dovrebbe mai diventare un problema economico per qualcuno. E la guerra non dovrebbe mai diventare un'opportunità di guadagno.
So bene che ogni Stato ha il diritto e il dovere di difendersi e che un popolo aggredito non può essere lasciato senza protezione.
Ma difendersi è una cosa. Inseguire continuamente la superiorità militare è un'altra.
Se ogni Paese vuole essere più armato del vicino, il vicino cercherà di superarlo. È una rincorsa che rischia di non avere fine.
Qualcuno deve avere il coraggio di dire basta.
Vorrei che l'Italia fosse tra i Paesi capaci di promuovere accordi internazionali per ridurre progressivamente gli armamenti, investire nella diplomazia e costruire una pace giusta e duratura.
La nostra Costituzione, nata dopo gli orrori di due guerre mondiali, all'articolo 11 afferma:
«L'Italia ripudia la guerra».
Non è una frase di circostanza. È un principio che dovrebbe orientare le nostre scelte.
Da sindaco vorrei aggiungere una riflessione.
La sicurezza di una nazione non si misura soltanto dal numero delle armi che possiede.
Si misura anche dalla capacità di garantire ai cittadini una vita dignitosa.
Ci sono famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese, anziani che incontrano difficoltà nel curarsi, giovani che non riescono a costruire il proprio futuro.
La nostra sanità pubblica ha bisogno di risorse, personale e servizi vicini ai cittadini.
Anche questa è sicurezza nazionale.
La sicurezza di potersi curare, di avere una casa, di crescere i propri figli e di non essere lasciati soli nelle difficoltà.
Per questo credo che dovremmo avere il coraggio di rivedere le nostre priorità.
E qui voglio rivolgermi direttamente alle donne e agli uomini delle nostre Forze Armate.
A loro dobbiamo riconoscenza e rispetto per quanto hanno fatto e continuano a fare al servizio della Repubblica, affrontando spesso rischi e sacrifici personali.
Ma proprio perché riconosciamo il valore delle loro competenze, credo sia arrivato il momento di ripensare profondamente il modo in cui le mettiamo al servizio del Paese.
Non immagino Forze Armate sempre più grandi e sempre più armate.
Immagino Forze Armate capaci di garantire la necessaria difesa della Repubblica, ma sempre più impegnate nella protezione civile, nel soccorso alle popolazioni, nella prevenzione delle calamità e negli interventi umanitari.
Durante le alluvioni in Emilia-Romagna abbiamo visto quanto sia stato prezioso il lavoro dei militari accanto ai volontari della Protezione civile e ai cittadini.
Quella è la forza di uno Stato che vorrei vedere crescere: non soltanto la capacità di difendersi, ma anche quella di proteggere, soccorrere e ricostruire.
E ora vorrei rivolgermi ancora a voi, ragazze e ragazzi.
La nostra Costituzione ci parla di pace, ma anche di libertà, uguaglianza, rispetto e responsabilità.
L'articolo 21 riconosce a tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero. L'articolo 17 tutela il diritto di riunirsi pacificamente.
Alla luce degli ultimi episodi di cronaca, credo sia importante ribadire un principio.
Ognuno deve poter esprimere le proprie idee, dissentire, criticare e manifestare pacificamente, anche quando le sue opinioni sono diverse dalle nostre.
Ma nessuna idea può giustificare la violenza, la prepotenza, la sopraffazione o la distruzione di ciò che appartiene alla comunità.
La libertà di esprimere il proprio pensiero non è il diritto di imporlo agli altri con la forza.
Il confronto, anche acceso, è il cuore della democrazia. La violenza ne rappresenta la negazione.
E voi giovani avete una responsabilità importante: raccogliere il testimone dei valori scritti nella nostra Costituzione.
Non è un compito da rimandare a quando sarete adulti.
Comincia oggi, nelle vostre classi, nelle famiglie, nello sport e nei rapporti con gli altri.
Ogni volta che scegliete il dialogo invece dell'offesa, il rispetto invece della prepotenza, la solidarietà invece dell'indifferenza, state già costruendo una società migliore.
Perché la Costituzione non è soltanto un insieme di articoli da studiare a scuola. È un insieme di valori da vivere ogni giorno.
I giovani che ricordiamo davanti a questa lapide non avevano sogni diversi dai vostri.
Volevano vivere, lavorare, amare e costruire il proprio futuro.
Molti di loro non hanno potuto farlo.
Il nostro dovere è costruire un mondo nel quale nessun altro giovane debba sacrificare la propria vita per gli errori, gli interessi o le ambizioni di chi governa.
Il coraggio non è soltanto quello di combattere quando è necessario. È soprattutto quello di fare tutto il possibile perché non sia necessario combattere.
Vorrei concludere tornando ai nomi incisi su questa lapide.
Non possiamo restituire la vita a quei ragazzi, ma possiamo dare un significato al loro sacrificio.
Perché il modo più autentico per onorare chi è morto in guerra non è preparare nuove guerre, ma impegnarci ogni giorno per costruire la pace.
Alle donne e agli uomini delle nostre Forze Armate e dell'Arma dei Carabinieri rivolgo la riconoscenza dell'Amministrazione comunale e di tutta Casalgrande.
Ringrazio le Associazioni combattentistiche e d'Arma, gli Alpini, l'ANC, la VOS, il Campanone e tutte le realtà del volontariato che ogni giorno si mettono al servizio della comunità.
Un ringraziamento particolare agli insegnanti e agli studenti della scuola “L. Spallanzani”.
A voi giovani affidiamo il compito più importante: custodire la memoria, difendere la libertà e portare avanti i valori della nostra Costituzione.
Che il sacrificio dei nostri Caduti non sia soltanto un ricordo del passato, ma una responsabilità per il futuro.
Onore ai nostri Caduti.
Viva le Forze Armate.
Viva la Repubblica.
Viva l'Italia unita, libera e in pace
Giuseppe Daviddi,
Sindaco di Casalgrande"
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Ultimo aggiornamento: 4 novembre 2026, 13:52